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venerdì 6 novembre 2009

Opinioni su Sanremo. Già in moto la macchina organizzatrice del prossimo Festival a cui Gianna Nannini ha già ridetto "No!"

sanremo
Festival in crisi, Festival rinato, migliorato... si sprecano gli aggettivi per descriverlo; un Sanremo sovente bersagliato anche a causa di un format che quasi come sempre relega in secondo piano la musica. Specie dagli anni novanta ad oggi, è divenuto quasi esclusivamente un mero spettacolo televisivo, a scapito di una rassegna musicale "inesistente", quella che dovrebbe valorizzare in modo serio la musica italiana, per ridare estro a un'Italia canora artisticamente a luci spente.
E' purtroppo noto che a Sanremo si va soprattutto o solo (?), per inviti - e allora mi domando, ma le famosi selezioni, ci sono o no? Esiste una giuria reale? Ma tutto questo a cosa serve? E' possibile mai che fra centinaia e centinaia di brani candidati a partecipare, poi in gara ci vanno "sempre" le canzoni peggiori? Come avviene la scrematura dei pezzi? Con quale criterio? Si fa l'interesse individuale, non della musica; ma è come un boomerang, il misfatto poi ritorna indietro con tutta la sua potenza, generando ancora crisi discografica, peraltro in un industria come quella della musica già compromessa da internet con i suoi buggerati download.
Qualcuno si lamenta che la gara a Sanremo non è elegante, che si tratta di una formula obsoleta, in grado oltretutto di svilire un artista; invece la gara a Sanremo è storia; la gara avvince, ed è da ritenersi uno strumento di stimolo e nell'interesse degli artisti e in quello delle case discografiche, per cercare di portare in gara i brani migliori.
Credo sia per contro, obsoleto, il regolamento che schiera da una parte i big e da un'altra le nuove proposte. Qualche anno fa è già stato fatto un tentativo del genere unendo i famosi coi nuovi e, l'esito è stato disastroso, ma solo per colpa di una selezione di canzoni obrobriosa, e alla quasi assenza di voci femminili fra i cantanti in gara: tre, su oltre venti uomini! Sarebbe bene, invece, concentrarsi esclusivamente sulla qualità della musica. Un buon pezzo cantato da un emerito sconosciuto, catalizza maggiormente l'attenzione del pubblico, rispetto a una canzone di scarso valore interpretata da un big. Si rammentino le perfomance festivaliere di Fabrizio Moro con Pensa, nel 2007, di Laura Pausini con La solitudine nel '93 o di Vasco nell'83 con Vita spericolata, quando ancora nessuno li conosceva. Se a Sanremo ci fosse più musica di livello, non ci sarebbe neanche tanto bisogno di sbracciarsi per poter portare in gara o come ospiti, big considerati superiori come Antonello Venditti o Zucchero Fornaciari, tanto per fare due nomi a caso. Come in ogni "presepio" che si rispetti, ci vogliono anche la Madonna e il bambin Gesù, indi al Festival, si portino anche nomi noti ma, sempre in virtù del brano che intenderanno presentare sul palco del Teatro Ariston! Dopotutto lo dice la denominazione stessa: Sanremo, festival della canzone italiana.
E se negli anni si riuscisse a raggiungere la strategia più giusta, una volta acquisita nuova e maggiore credibilità, non occorrerebbe neanche adoperarsi per avere in gara Ligabue o Francesco Renga, al posto di una giovane leva o di un big ritenuto di serie
b. Se non ci si svincola da certi meccanismi festivalieri e di mercato, e in generale da certi stereotipi per i quali se Roberto Vecchioni canta il trash scala ugualmente tutte le classifiche e se invece Pupo canta un pezzo da novanta, quasi nessuno lo considera, per la buona musica non ci sarà mai molta visibilità. In questo senso si era molto più avanti negli anni '80, quando vi era spazio per chiunque e radiofonicamente e televisamente, quando si lasciava giustamente al popolo giudicare le canzoni e gli artisti migliori. Sono ormai vergognosamente sempre di più, gli artisti e le canzoni sacrificati al buio e al silenzio, a causa delle leggi screanzate dello star system.
Altra trovata in assoluto discutibile, è quella di ospitare fuori gara le cosiddette icone della canzone italiana, arrecando danno agli artisti stigmatizzati come interpreti minori, all'immagine del Festival di Sanremo e persino toccando la sfera sociologica del pensiero comune.

Alex Simone

mercoledì 4 novembre 2009

Il Premio Siae/Club Tenco 2009 a Edgardo Moia Cellerino


Si completano i premi ed il cast della 34a edizione del Premio Tenco, che si terrà dal 12 al 14 novembre al Teatro Ariston di Sanremo, organizzata dal Club Tenco con i contributi del Comune di Sanremo, della Regione Liguria e della Siae.
Il Premio Siae/Club Tenco per il miglior autore emergente in Rassegna andrà a Edgardo Moia Cellerino. Nato a Milano nel 1960, ha militato dapprima nel gruppo Le Masque, nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Adria”, ed ora si propone in anteprima al Tenco come cantautore in prima persona. Ecco la motivazione del Premio: “I suoi testi sono illuminati da paesaggi struggenti. Il linguaggio risulta di una eleganza e raffinatezza estreme, tanto da suonare a tratti imbarazzante. Vi si sente l’eco della grande letteratura del nostro Novecento, da Pavese a Buzzati. Ma lui si definisce solo un ‘disegnatore di pois per costumi da clown’”.
Come già annunciato il Premio Tenco all’operatore culturale andrà a Horacio Ferrer, che però per un’improvvisa indisposizione non potrà essere presente a Sanremo. Ecco la motivazione per il riconoscimento assegnatogli: “Un grande poeta che ha saputo, con mirabile inventiva, arricchire e rinnovare la già doviziosa letteratura del tango. Con energia inesauribile ha diffuso quello straordinario universo poetico e musicale attraverso saggi, riviste, libri, trasmissioni radiofoniche e televisive, recital, associazioni. Nonché attraverso i successi internazionali conquistati dalle canzoni scritte con il compagno di vita artistica Astor Piazzolla”.
Il Premio Tenco al cantautore va a Franco Battiato e Angélique Kidjo.La motivazione per Battiato recita: “Il suo percorso artistico, caratterizzato dal coraggio di confrontarsi con le culture e i linguaggi più eterogenei senza mai farsene assorbire, ha attraversato oltre quarant’anni di musica, dalle prime prove anni Sessanta allo sperimentalismo elettronico dei Settanta, da quello testuale del decennio successivo fino alla sintesi di linguaggi e forme che ne hanno caratterizzato gli ultimi anni. Un’esperienza unica, fuori da qualsiasi schema, dalla quale è affiorato un suono inconfondibile che da solo stabilisce un’identità, uno standard unico e inimitabile”.Quella per Angélique Kidjo: “Attraverso il linguaggio universale della musica riesce ad esprimere e trasmettere emozioni che rievocano le sue origini africane, ma che tradiscono l’assimilazione di tutte le altre forme con cui si è trovata a contatto. Dal reggae al jazz, dal gospel alla salsa, dalla makossa al samba, ogni suo disco è diverso e nuovo rispetto a quelli che lo hanno preceduto, ma tutti portano il segno del ritmo e della sua voce potente e trascinante”.
Il Premio “I suoni della canzone” andrà a Juan Carlos “Flaco” Biondini, con questa motivazione: “Chitarrista di rara sensibilità, ha saputo trasferire nei suoni i sapori e le culture musicali della terra d’origine. Diventando così, oltre che musicista apprezzato, ambasciatore di tanta musica popolare latinoamericana e, in particolare, del tango”.
Tutti i Premi Tenco sono conferiti direttamente dal Club, a differenza delle Targhe Tenco per i migliori dischi dell’anno, assegnate invece da una assai rappresentativa giuria di 160 giornalisti musicali che quest’anno hanno premiato Max Manfredi per il miglior disco dell’anno con “Luna persa”, Enzo Avitabile per miglior disco in dialetto con “Napoletana”, gli Elisir per la miglior opera prima con “Pere e cioccolato”, Ginevra Di Marco per il miglior disco di interprete con “Donna Ginevra”.


Fonte: http://www.clubtenco.it