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venerdì 22 ottobre 2010

"Viola", la serenata rock dei Goaband

Sulla scia del rock raffinato de Le Vibrazioni e dei Negramaro, Viola è il primo singolo del complesso spezzino Goaband ; tratto dall’album Appesi, è una serenata moderna preziosamente arrangiata, di grande effetto e stile a cominciare dal testo particolarmente poetico, alla musica che si colora di sfumature rock anni ’70-’90, evocatrici delle chitarre degli Eagles e del gruppo spagnolo Heroes del silencio.
"..Viola dove sei.. nel mio silenzio libero il mio sogno di poterti vivere".
Alex Simone








Appesi

alla terra che sospira ma nessuno l’ascolta
Alla smania di successo che questo mondo ti impone
Al fine che ti poni senza badare ai mezzi
Ai giorni che scorrono ignari di noi
Ai potenti della terra che si spartiscono il tesoro
Alla primavera che rinasce nonostante tutto
Alle decisioni di Uno perche’ gli altri non contano
Al nome che arriva prima del valore
Ai vizi capitali a cui non si puo’ piu’ rinunciare
Al tempo che imprigiona ogni fuoco di vita
Al battito del cuore che dura un istante e muore
Al coraggio di pochi perche’ gli altri hanno da fare
Al sole che ci scalda perche’ non e’ giusto arrendersi
Appesi all’amore come gli alberi alle foglie

Goaband
http://www.myspace.com/goaband

http://www.goaband.it







venerdì 6 novembre 2009

Opinioni su Sanremo. Già in moto la macchina organizzatrice del prossimo Festival a cui Gianna Nannini ha già ridetto "No!"

sanremo
Festival in crisi, Festival rinato, migliorato... si sprecano gli aggettivi per descriverlo; un Sanremo sovente bersagliato anche a causa di un format che quasi come sempre relega in secondo piano la musica. Specie dagli anni novanta ad oggi, è divenuto quasi esclusivamente un mero spettacolo televisivo, a scapito di una rassegna musicale "inesistente", quella che dovrebbe valorizzare in modo serio la musica italiana, per ridare estro a un'Italia canora artisticamente a luci spente.
E' purtroppo noto che a Sanremo si va soprattutto o solo (?), per inviti - e allora mi domando, ma le famosi selezioni, ci sono o no? Esiste una giuria reale? Ma tutto questo a cosa serve? E' possibile mai che fra centinaia e centinaia di brani candidati a partecipare, poi in gara ci vanno "sempre" le canzoni peggiori? Come avviene la scrematura dei pezzi? Con quale criterio? Si fa l'interesse individuale, non della musica; ma è come un boomerang, il misfatto poi ritorna indietro con tutta la sua potenza, generando ancora crisi discografica, peraltro in un industria come quella della musica già compromessa da internet con i suoi buggerati download.
Qualcuno si lamenta che la gara a Sanremo non è elegante, che si tratta di una formula obsoleta, in grado oltretutto di svilire un artista; invece la gara a Sanremo è storia; la gara avvince, ed è da ritenersi uno strumento di stimolo e nell'interesse degli artisti e in quello delle case discografiche, per cercare di portare in gara i brani migliori.
Credo sia per contro, obsoleto, il regolamento che schiera da una parte i big e da un'altra le nuove proposte. Qualche anno fa è già stato fatto un tentativo del genere unendo i famosi coi nuovi e, l'esito è stato disastroso, ma solo per colpa di una selezione di canzoni obrobriosa, e alla quasi assenza di voci femminili fra i cantanti in gara: tre, su oltre venti uomini! Sarebbe bene, invece, concentrarsi esclusivamente sulla qualità della musica. Un buon pezzo cantato da un emerito sconosciuto, catalizza maggiormente l'attenzione del pubblico, rispetto a una canzone di scarso valore interpretata da un big. Si rammentino le perfomance festivaliere di Fabrizio Moro con Pensa, nel 2007, di Laura Pausini con La solitudine nel '93 o di Vasco nell'83 con Vita spericolata, quando ancora nessuno li conosceva. Se a Sanremo ci fosse più musica di livello, non ci sarebbe neanche tanto bisogno di sbracciarsi per poter portare in gara o come ospiti, big considerati superiori come Antonello Venditti o Zucchero Fornaciari, tanto per fare due nomi a caso. Come in ogni "presepio" che si rispetti, ci vogliono anche la Madonna e il bambin Gesù, indi al Festival, si portino anche nomi noti ma, sempre in virtù del brano che intenderanno presentare sul palco del Teatro Ariston! Dopotutto lo dice la denominazione stessa: Sanremo, festival della canzone italiana.
E se negli anni si riuscisse a raggiungere la strategia più giusta, una volta acquisita nuova e maggiore credibilità, non occorrerebbe neanche adoperarsi per avere in gara Ligabue o Francesco Renga, al posto di una giovane leva o di un big ritenuto di serie
b. Se non ci si svincola da certi meccanismi festivalieri e di mercato, e in generale da certi stereotipi per i quali se Roberto Vecchioni canta il trash scala ugualmente tutte le classifiche e se invece Pupo canta un pezzo da novanta, quasi nessuno lo considera, per la buona musica non ci sarà mai molta visibilità. In questo senso si era molto più avanti negli anni '80, quando vi era spazio per chiunque e radiofonicamente e televisamente, quando si lasciava giustamente al popolo giudicare le canzoni e gli artisti migliori. Sono ormai vergognosamente sempre di più, gli artisti e le canzoni sacrificati al buio e al silenzio, a causa delle leggi screanzate dello star system.
Altra trovata in assoluto discutibile, è quella di ospitare fuori gara le cosiddette icone della canzone italiana, arrecando danno agli artisti stigmatizzati come interpreti minori, all'immagine del Festival di Sanremo e persino toccando la sfera sociologica del pensiero comune.

Alex Simone

lunedì 27 aprile 2009

"Il mio libro è una lunga canzone e il disco è autobiografico e non". Torna la cantautrice abruzzese Momo con un libro ed un album editi da Bompiani

Momo
Il mondo di Momo nasce in quel d'Abruzzo una trentina d'anni fa e, da orticello, cresce fino a diventare piantagione enorme di arte allo stato puro, nel più autentico senso del termine.
Per Momo, spuntata dal bosco musicale agli albori dell'anno scorso con l'album Il giocoliere, è impossibile vendere l'anima al commercio; abbraccia il pubblico in modo assolutamente diretto, senza filtro alcuno, e per quanto per lei sia gratificante e stimolante conquistare la massa, non è per niente disposta a sacrificare il suo verace e colorato modo di essere per riuscire a vendere qualche copia in più del secondo disco in uscita intorno alla fine di maggio. Dal titolo Stelle ai piedi, rappresenta un'esclusiva italiana nuova di zecca; orfano di casa discografica, non è solo un compact disc, ma altresì il titolo del suo primo libro, entrambi unicamente editi dalla casa editrice Bompiani. Un cofanetto che rappresenta uno scrigno degno delle favole dei fratelli Grimm, in cui Momo si racconta fra l'autobiografico e il non, negazione che lei stessa utilizza per descriverne i contenuti, lasciandoci pregustare incuriositi, quello che ci aspetta dal suo nuovo incanto artistico. Momo ci tiene a precisare che il suo obiettivo principale è quello di arrivare il più possibile al cuore della gente: "Il mio libro e il mio cd devono essere degli altri, un dono da parte mia", queste le parole generose di Simona Cipollone aka Momo, che aggiunge: "Momo nasce da un sogno mistico che feci tanti anni fa, in cui fu il grande Totò a battezzarmi con questo nome".
La sensibilità di Momo si evince da ogni suo pulpito, è vera in tutto, un animo semplice ma ricco e felicemente complesso. L' espressività che esplicita sul palco, quanto più nella gestualità, è in lei assolutamente spontanea, uguale sotto le luci dei riflettori, come nella vita di tutti i giorni. "La vita è il dono più prezioso che abbiamo", accarezzandosi i capelli, continua ad aprirmi il suo cuore, mi racconta degli abruzzesi che definisce gente forte, delle tradizioni della sua terra: degli arrosticini, pezzettini di carne allo spiedo, accompagnati da un piatto di carciofi e fave, nella sua casa di Lanciano, in cui volentieri condivide quanti più momenti possibili insieme alla sua famiglia; salvo impegni di lavoro, quando rientra nella sua abitazione a Roma, dedicandosi costantemente alla musica e alle sue passeggiate a piedi o in automobile che la portano ovunque. Amata dal pubblico e molto apprezzata dalla critica, della personalità di Momo colpiscono davvero molti aspetti, non ultimo l'immagine di una donna dall'aurea candida, in apparenza contrastante con una patina rock che lei delinea come il risultato di un carattere determinato, ironico, e soprattutto autoironico. Momo predilige i libri d'avventura ed i classici dell'ottocento: Don Chisciotte, Capitan Fracassa, I viaggi di Gulliver, titoli con un che di fantastico da cui sembra esserne sbucata fuori. Nella nuova veste di canta-scrittrice e attraverso un sentiero musicale alquanto rinnovato, sta per tornare la cantante "teatrante" più sincera dell'universo.

Alex Simone